Venezia. Ciminiere Ammainate - Alfredo Aiello


ALFREDO AIELLO

© 2006 nuova dimensione(edizione cartacea)

© 2017 Alfredo Aiello

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Ringraziamenti

Non posso dimenticare gli aiuti preziosi che ho ricevuto e, primi fra tutti, da coloro che mi hanno rilasciato le interviste. Ringrazio Fabrizio Conte per la ricerca di alcuni articoli, Chiara Puppini per la copia della registrazione della sua intervista a Giuliano Ghisini, Augusta Sasso per la sistemazione della raccolta della mia rassegna stampa accumulata in quasi trent’anni di attività sindacale, Fabrizio Francescone per la sbobinatura della maggior parte delle interviste, Sabino Cirulli per l’aiuto nella trasposizione in formato word dei miei articoli, interviste e interventi. Inoltre per l’acquisizione di diverse informazioni ringrazio la segreteria della Federazione dei Democratici di Sinistra di Venezia, Lorenzo Simbula della Cgil di Venezia, Massimo Forza della Fiom-Cgil. Devo inoltre un ringraziamento particolare allo scomparso dottor Costantino Nassivera e alla dottoressa Maria Ugliano del Dipartimento Affari Istituzionali della Provincia di Venezia, alla dottoressa Marina Dragotto e al dottor Pierpaolo Favaretto del Coses, al dottor Bruno Anastasia di Veneto Lavoro. Un ringraziamento, infine, per le osservazioni, utili per la mia introduzione, ai professori della Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Padova Gianni Riccamboni, Patrizia Messina e Fabrizio Tonello.

Indice dei contenuti

  Ringraziamenti

  Parte prima

  LA VICENDA DI PORTO MARGHERA: UN’INTRODUZIONE

  1. Una lunga storia tra fasti e problemi

  2. I processi politici e i soggetti

  3. Le caratteristiche e i tempi del cambiamento

  4. Qualche considerazione finale

  Parte seconda

  SEDICI INTERVISTE SU PORTO MARGHERA 1999-2006

  Gastone Angelin, Porto Marghera e le lotte operaie

  Giuseppe Rosa Salva, Al sorgere della questione ambientale

  Luigi Ruspini, La chimica a Porto Marghera

  Wladmiro Dorigo, Venezia, Porto Marghera, la politica

  Cesco Chinello, Le trasformazioni industriali

  Giorgio Brazzolotto, La vertenza Sava vista dagli operai

  Roberto Coin, La vertenza Sava vista dall’azienda

  Girolamo Federici, Il porto di Venezia

  Giosuè Orlando, I metalmeccanici di Venezia

  Gianni De Michelis, Porto Marghera, un ruolo nazionale

  Gianni Pellicani, I comunisti a Porto Marghera

  Pio Galli, Metalmeccanici, sindacato e politica

  Italo Turdò, Gli imprenditori a Porto Marghera

  Roberto Pravatà, La salvaguardia di Venezia

  Turiddu Pugliese, Il futuro delle aree liberate

  Gianmario Vianello, Cultura, politica e classe operaia

  Indici dei nomi

Venezia e il suo polo industriale. Un insediamento produttivo, tra i maggiori ì n Europa, a ridosso della città storica e di un ecosistema lagunare unico e delicatissimo: quale rischio ambientale e quale compatibilità?

Porto Marghera, ovverossia il gigantismo industriale nel Veneto della piccola e diffusa impresa produttiva: quale relazione tra due morfologie produttive così diverse?

Questi problemi e le lotte sindacali e politiche per gestire il cambiamento dell’ultimo trentennio, analizzati e raccontati con interviste a personalità “chiave” nelle vicende veneziane e nazionali:

Gastone Angelin, Giorgio Brazzolotto, Cesco Chinello, Roberto Coin, Gianni De Michelis, Wladimiro Dorigo, Girolamo Federici, Pio Galli, Giosuè Orlando, Gianni Pellicani, Roberto Pravatà, Turiddu Pugliese, Giuseppe Rosa Salva, Luigi Ruspini, Italo Turdò, Gianmario Vianello.

Uno specchio delle difficoltà a trasformare il Paese.

Alfredo Aiello (Napoli 1952), operaio, dirigente sindacale dal 1975 al 1996 a Venezia, prima della Fiom e poi della Cgil. Giornalista pubblicista dal 1990 al 1997. Dal 1996 imprenditore nel settore Comunicazione. Ha pubblicato La nuova dimensione urbana. Venezia- Mestre nella Regione Veneto , in Quaderni della Fondazione Istituto Gramsci Veneto, 1990 ; La piccola impresa e l’artigianato: i soggetti di un nuovo sviluppo economico nell’area veneziana , in «Oltre il Ponte», n. 48, 1994 , Franco Angeli, Milano; La Fincantieri e la crisi della cantieristica ̀ italiana , in «Economia e società regionale», n. 2, 2004, Franco Angeli, Milano ; . Governare la città , (coautore) Marsilio Editori, Venezia 2008 ; Prendere partito. Gianmario Vianello un intellettuale ... (coautore) Venezia , Nuova Dimensione Editore, 2013

A mia moglie Grazia,

a mia figlia Marilena e

alla piccola Ginevra

Parte prima

LA VICENDA DI PORTO MARGHERA:

UN’INTRODUZIONE

Tutto, o Lucilio, dipende dagli altri.

Solo il tempo è nostro.

Seneca

LA VICENDA DI PORTO MARGHERA: UN’INTRODUZIONE

Obiettivo di questo “Dossier” è ricostruire alcuni avvenimenti significativi che hanno segnato la storia del polo industriale di Venezia dal 1970 ai primi anni del terzo millennio, lasciando la parola a personalità che hanno svolto un ruolo di primo piano nell’arena politica, sociale, istituzionale e culturale del territorio. Porto Marghera è stato un sito produttivo tra i maggiori in Europa, con grandi gruppi industriali e produzioni diversificate, soprattutto nei settori chimico e metalmeccanico. Un luogo con un ampio sistema di infrastrutture e servizi: porto, aeroporto, rete ferroviaria, sistema viario e fluviale. Caratteristiche singolari che hanno offerto opportunità e creato problemi nel governo del territorio, anche per la formazione di molti gruppi e associazioni e di un sistema di relazioni sociali e politiche assai intricato. Le vicende di Porto Marghera esercitano una forte influenza nelle decisioni collettive – non solo economiche – che coinvolgono la comunità veneziana e nazionale, nonostante il polo industriale, adiacente a una città come Venezia, abbia causato forti e diffusi problemi di compatibilità con il delicatissimo ecosistema lagunare. Negli ultimi decenni al ridimensionamento occupazionale di Porto Marghera ha fatto da contrappeso lo sviluppo produttivo delle aree limitrofe, con caratteristiche simili a quelle tipiche dell’industrializzazione veneta. Altri contrappesi sono stati la forte crescita delle attività culturali e turistiche della città storica e i consistenti investimenti per le opere di salvaguardia fisica di Venezia. Resta comunque ancora centrale l’interrogativo su quale futuro si stia costruendo per Porto Marghera.

1. Una lunga storia tra fasti e problemi

l luogo e i suoi processi materiali

Ciò che è successo a Porto Marghera era inevitabile o al contrario i processi potevano prendere un’altra direzione? Le persone, le organizzazioni sociali e politiche potevano cambiare il corso degli avvenimenti oppure hanno subito un processo che, come un fiume in piena, travolge tutto ciò che incontra al suo passaggio? È la questione del “confine” tra l’oggettività e la soggettività dei processi sociali. È difficile costruire una risposta condivisa. Cesco Chinello e Gianni De Michelis si differenziano nel giudizio sull’oggettività dei processi (Chinello sembra escluderla, De Michelis ammetterla). Entrambi, tuttavia, convergono sul peso che la soggettività può esercitare nel determinare l’esito di un processo sociale o economico. Una “terza via” può essere rappresentata dal riconoscimento di una relazione reciproca e dinamica tra l’aspetto oggettivo e quello soggettivo. L’impossibilità di definire con certezza i confini tra l’oggettivo e il soggettivo apre uno spazio ampio di manovra per gli attori in campo e le responsabilità in tal modo possono sfumarsi. Può accadere che ci si nasconda dietro l’oggettività di un processo per restare inattivi («tutto dipende dalla crisi economica mondiale che nessuno di noi può qui e ora risolvere») o al contrario si può considerare un processo con tratti significativamente oggettivi (la crisi di una fabbrica obsoleta incapace di restare sul mercato) come interamente dipendente dalla volontà degli attori.

Marghera: un caso isolato e specifico?

In un articolo sul quotidiano la Repubblica del 15 agosto 1998 si poteva leggere:

Il passaggio dall’ombrello protettivo delle Partecipazioni Statali al nuovo è un bel cambiamento, un salto senza rete che i genovesi hanno paura di fare ma che sentono di non poter evitare. Non hanno altre strade. Qui il passato è sepolto e difficilmente potrà essere riesumato... La nuova classe imprenditoriale fa fatica a uscire allo scoperto e quella vecchia è morta sotto le macerie delle Partecipazioni Statali... Genova è in difetto di classe dirigente dopo la fine dell’egemonia dell’industria pubblica... (1. Tropea S., Il fantasma dell’Ansaldo spaventa Genova bifronte, «La Repubblica», 15 agosto 1998).

Nell’articolo si può benissimo sostituire Genova con Venezia (Porto Marghera) così come si potrebbe sostituire con Napoli, Trieste, Taranto, ecc. ed è sostenibile la stessa tesi. Ci si riferisce in effetti al medesimo modello di sviluppo industriale: quello tipico delle zone costiere, che fa perno sulle banchine portuali, per accogliere navi che trasportano materie prime che le industrie ivi collocate trasformano in prodotti finiti o semilavorati. Industrie di grandi dimensioni, con migliaia di addetti, create in Italia soprattutto grazie all’intervento diretto dello Stato attraverso il Ministero delle Partecipazioni Statali.

Tappe della storia del polo industriale di Porto Marghera

L’area industriale di Porto Marghera, che diventerà nel corso della sua non breve storia uno dei maggiori poli industriali europei, nasce in virtù degli sviluppi che hanno interessato il porto di Venezia. Nel 1907, con lo spostamento del porto in terraferma – ai Bottenighi –, si gettano le basi per costruire la zona industriale. Il 23 luglio del 1917 si stipula a Roma una “Convenzione relativa alla concessione della costruzione del nuovo porto di Venezia, in regione Marghera, e ai provvedimenti per la zona industriale e il quartiere urbano ” (2. Chinello C., Porto Marghera 1902-1926. Alle origini del “problema di Venezia, Marsilio, Venezia 1979, p. 173) tra Governo, Comune e la Società anonima Porto Industriale di Venezia della quale è presidente Giuseppe Volpi. I lavori inizieranno ai Bottenighi nel 1919. È la nascita della I Zona Industriale. Sin dall’inizio è chiaro l’indirizzo produttivo: si comincia con attività chimiche, petrolifere e poi elettro-metallurgiche e ancora cantieristica navale e siderurgia. Lo sviluppo è rapido: si va dalle 5 aziende insediate nel 1921 alle 91 del 1939, con quasi 19.000 addetti, sebbene le aziende attive siano, a quella data, solo 71. Nell’ottobre del 1925 l’ingegner Coen Cagli propone un nuovo piano regolatore per l’ampliamento della zona industriale, ma il suo progetto sarà preso in considerazione solo successivamente alla seconda guerra mondiale. Infatti, dopo varie iniziative, è costituito il 22 dicembre 1958 il “Consorzio per l’ampliamento e lo sviluppo di Porto Marghera” a cui partecipano Comune e Provincia di Venezia, la Camera di Commercio della città, oltre al Provveditorato al porto. Nel febbraio del 1962 il Consorzio deciderà la distribuzione definitiva delle aree (per un totale di 763 ettari), aprendo la strada alla costruzione della II Zona Industriale. Il 2 marzo del 1963 la legge 397, che istituisce il nuovo Consorzio allargando la partecipazione al Comune di Mira, delinea un “Nuovo ampliamento del porto e zona industriale di Venezia”: è il tentativo di avviare la III Zona Industriale, ma la volontà politica che prevarrà alla fine sarà quella di bloccare l’espansione industriale. Si assisterà – per questo – alla crescita di Porto Marghera tutta concentrata nella I e nella II Zona Industriale nel corso della prima metà degli anni Settanta.

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